300 euro.
Mi piacerebbe uno spazio con fotografi in grado di confrontarsi senza scontrarsi, di persone che non usino la fotocamera in P e che possibilmente non debbano costantemente restare mezzi nudi o denudare qualcun’altro per essere cagati, pardòn per il francesismo, ma era propio “cagati” il termine giusto. E non solo fotografi. Mi piacerebbe sentire l’intensità di gente che ha qualcosa da dire e non solo “ascoltatemi” per poi fare scena muta. Mi piacerebbe un posto, e giuro è esistito, dentro al quale i fotografi si scambiano idee, supporto, amicizia e amore, come dovrebbe essere qualsiasi altro posto. Quello che ho visto nell’ultimo anno è castrante. Lavori solo se conosci tizio o caio e chi lo conosce bada bene dal non fartelo conoscere, e se purtroppo conosce anche te, puoi star tranquillo che non riceverai lusinghe dai tuoi colleghi fotografi. Si, perchè… Chissà perchè una volta ci si chiamava tutti “colleghi” ed invece ora solo “rivali”. Sarà che la fetta da spartirsi è sempre più piccola, ma tutto questo è triste. Ah e poi ci sono i fotografi italiani che sembrano nati a londra, che s’intervistano tra di loro su riviste o siti di ogni genere, purchè semi sconosciuti. Si fotografano tra di loro spesso, son loro, non potete non vederli, son sempre loro, sempre gli stessi, il circolo dei “fighi”, di quelli che devi essere amico loro se vuoi un po’ di visibilità, oppure sei uno sfigato che non capisce un cazzo. Sarò sincero. I miei 300 euro nel conto corrente non mi fanno farei salti di gioia, ma adesso che sono al verde sono un po’ più sereno, anche per dire cose come queste, che tutti sanno molto bene, ma che altrettanto bene evitano di ricordarsi. Mi sono ricordato che crepare è un attimo, che andare in bici è una figata, che la birra è più buona se non ne bevi 2 litri al giorno per 7 anni, idem per il fumo, di tutti i tipi. Mi son ricordato che la gente ha tanto bisogno di una carezza quanto di un calcio nel culo… E che non si annullano a vicenda, anzi, penso di aver dato sin’ora ,per amore, più calci nel culo che carezze. E ne sono fiero. E adesso vado a fare un giro in bici. Sì, a st’ora. Sì, da solo. Sì, di notte. Perchè ad esclusione delle mie 4.000 fobie, che vi piaccia o nò, io sono libero, io non ho bisogno di tutte ste cazzate. Ve le lascio tutte. Compiacetevi a vicenda, che io intanto vado a pedalare. Ah, e fotografare (forse).